Nel pomeriggio di lunedì 14 luglio abbiamo proseguito il nostro viaggio verso il nord della Danimarca, passando per Esbjerg, un paesino sulla costa occidentale del paese a poco più di 40 minuti di auto da Ribe.
Siamo andati a Esbjerg per vedere a statua “Man Meets the Sea” (in danese “Mennesket ved Havet”) , considerata una delle opere d’arte più iconiche della Danimarca,. Questa maestosa scultura è stata realizzata dall’artista danese Svend Wiig Hansen e inaugurata il 28 ottobre 1995, in occasione del 100º anniversario del comune di Esbjerg.
La scultura consiste in quattro figure umane, ciascuna alta 9 metri, sedute fianco a fianco su una base che si affaccia sul Mare del Nord. Le figure, realizzate in cemento bianco, sono stilizzate e minimali, con tratti volutamente semplici che conferiscono loro un aspetto maestoso e atemporale. Le loro pose sono rigide e immobili, con lo sguardo rivolto verso l’orizzonte marino, dando l’impressione di essere in meditazione profonda o in contemplazione del mare davanti a loro.

La statua è posizionata strategicamente all’ingresso del porto di Esbjerg, su una piccola collina erbosa che domina la spiaggia di Sædding. Questo luogo è stato scelto per enfatizzare il rapporto tra l’opera e il mare, offrendo ai visitatori un punto di vista unico.
Ho cercato su internet il significato di questa opera d’arte: “Man Meets the Sea” rappresenta l’incontro tra l’uomo e la natura, un tema centrale nella cultura e nella storia marittima della Danimarca. Le quattro figure simboleggiano la purezza e la semplicità dell’essere umano quando è in contatto diretto con la natura. L’opera riflette la quiete e la maestosità del paesaggio danese, ma anche l’infinita connessione tra l’uomo e il mare, che per secoli è stato fonte di vita, lavoro e ispirazione per la gente di Esbjerg e del resto del paese.
L’autore, Svend Wiig Hansen, ha concepito la scultura come un richiamo all’essenza primordiale dell’uomo, una figura che è allo stesso tempo potente e vulnerabile di fronte all’immensità della natura. Le statue, con il loro aspetto monolitico, ricordano anche le figure di pietra di antiche culture, evocando un senso di eternità e di connessione con il passato.
Proseguendo verso nord, per il pernottamento abbiamo scelto il paese di Hvide Sande, le cui industrie principali sono la pesca e e il turismo balneare (per quanto a noi possa sembrare impossibile, vista la temperatura. E’ infatti pieno di campeggi e aree sosta. Noi abbiamo pernottato nella area sosta di Beddingsvej 55, dove abbiamo speso € 21,45 per avere un parcheggio (senza servizi, perché in costruzione) proprio di fronte alla baia. Posto bellissimo e tranquillo.
Finito di cenare nel nostro camper, visto che il cielo era ancora luminoso, nonostante fosse già sera inoltrata, abbiamo deciso di fare una passeggiata. In Danimarca, in estate, il sole restava alto fino a tardi. Abbiamo deciso di approfittare di quella serata per fare una passeggiata sulla spiaggia, respirando l’aria salmastra e ascoltando il rumore delle onde e dei gabbiani.
La spiaggia si stendeva infinita davanti a noi e Tommaso ha detto: “Sembra che il sole non voglia mai andare a dormire.“

Mentre ammiravamo la spiaggia e il Mare del Nord ho notato qualcosa a poca distanza dalla riva. Ci siamo precipitati con curiosità, capendo che ciò che avevamo visto era un delfino spiaggiato. La carcassa giaceva immobile sulla sabbia, con evidenti segni di attacco da parte dei gabbiani, che avevano già iniziato a nutrirsi della carcassa.

Dopo aver passato qualche minuto in contemplazione, ci siamo resi conto che non poco distante una piccola foca ci osservava con curiosità. Il suo muso rotondo e i grandi occhi scuri sembravano facevano grande tenerezza. Abbiamo quindi iniziato a discutere sull’età della piccola foca, di quanto avrebbe vissuto senza madre, che avrebbe fatto la fine del delfino, ecc.

Nei giorni successivi ho letto che le foche in Danimarca sono molto piccole; quindi la foca che abbiamo visto potrebbe essere stato un esemplare adulto. Mi piace quindi pensare che non sia un piccolo abbandonato, e sia ancora viva e vegeta.
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