Se l’evento principale della giornata è stato senza dubbio l’adrenalinico slalom sull’inceneritore di Copenaghen — sì, proprio così: una sciata vera e propria su un impianto di smaltimento rifiuti come puoi leggere QUI — il resto della giornata ci ha portato alla scoperta di alcune delle icone più note (e discusse) della capitale danese.

Le prime visite della giornata sono state il giardino botanico (passeggiata di 10 minuti, ma non siamo entrati nelle serre, visto che il biglietto ci è sembrato troppo caro) e il Castello di Rosenborg. Immerso nei giardini del Kongens Have, questo palazzo rinascimentale fu costruito all’inizio del XVII secolo per volere di re Cristiano IV. Abbiamo letto che ospita i Gioielli della Corona e ha interni sontuosi, con collezioni di porcellane, armi e ritratti reali. Avendo visto il giorno precedente il più famoso e grande castello di Frederiksborg (come puoi leggere QUI), abbiamo fatto qualche foto all’esterno prima di dirigerci alla successiva attrazione.

La successiva tappa – obbligata – è stata Nyhavn, il canale coloratissimo fiancheggiato da case del XVII e XVIII secolo, un tempo porto commerciale, oggi trasformato in una delle zone più pittoresche e vivaci della città.

Qui abbiamo respirato l’atmosfera marittima di Copenaghen tra caffè all’aperto, barche ormeggiate e artisti di strada. E’ la parte più famosa, incasinata e bella di Copenhagen. E’ posta in una zona centralissima della capitale, per cui alla fine dei due giorni di vacanza ci saremmo passati almeno 5/6 volte.

Poi, inevitabilmente, ci siamo diretti verso la Sirenetta, il simbolo della città. Ma bisogna essere onesti: l’emozione di vedere la piccola statua in bronzo, ispirata alla fiaba di Andersen, è stata mitigata dalla sua collocazione infelice. Il simbolo di Copenhagen, in primo piano, è certamente iconico.

Ma ad essere obiettivi, si trova su uno scoglio ai margini del porto industriale, e dietro di lei si staglia proprio l’inceneritore CopenHill, che avevo “sciato” poche ore prima. Una sovrapposizione un po’ straniante tra poesia e pragmatismo.

Per pranzo ci siamo fermati a Broens Street Food, un’area gastronomica all’aperto frequentata sia da turisti che da locali. Tra i vari stand abbiamo notato una strana costruzione geometrica: una sorta di padiglione temporaneo, tutto in metallo e vetro. Dentro, sorpresa: un’installazione d’arte contemporanea dove l’intera parete interna era ricoperta di specchi, creando un gioco di riflessi che moltiplicava spazio, luci e persone. Un piccolo attacco d’arte in mezzo a un mercato di cibo di strada — tipicamente danese.


Da lì abbiamo proseguito a piedi lungo le banchine, ammirando l’architettura sull’acqua e i numerosi ponti ciclopedonali che collegano le isole urbane.

Copenaghen è davvero pensata per le due ruote: ogni dettaglio, dal design urbano alla segnaletica, sembra incoraggiare una mobilità sostenibile.

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