Il tradizionale fine settimana sulla neve dell’Apricot Skiclub è iniziato ad Andermatt, prima tappa del viaggio verso l’Oberland Bernese.
Siamo arrivati a Andermatt alle 11, dopo quasi 5 ore di viaggio, pause comprese.

Ad Andermatt abbiamo scelto di sciare sul versante verso Sedrun, nel comprensorio Andermatt-Sedrun-Disentis: un’area ampia e moderna, con piste lunghe e tecniche che si sviluppano tra i 1.400 e quasi 3.000 metri di quota. Qui impianti di recente costruzione portano fino ai paesi di Dieni e Sedrun attraverso l’Oberalpass.

Per andare da Adermatt a Sedrun, e tornare, ci vuole un intero giorno di sci, visto che si percorrono quasi 100 km. Noi ci siamo fermati a Dieni. Peccato che per una buona parte del giorno abbia nevicato e la visibilità fosse pessima: luce piatta, pochi riferimenti, discese più “di intuito” che di precisione hanno un pò guastato il primo giorno di sci.

Nonostante tutto, l’atmosfera invernale era autentica e, verso la fine, il cielo si è aperto e abbiamo potuto apprezzare le alte montagne del Gottardo.

Essendo il primo giorno, eravamo carichi e abbiamo scattato diversi selfie.


Finito di sciare verso le 15.30, abbiamo ripreso il viaggio verso la sede ufficiale del weekend: Wengen e la Jungfrau ski region. In serata abbiamo raggiunto il paesino di Lauterbrunnen, incastonato nella sua valle stretta e verticale. Abbiamo scelto questo luogo e perché era l’unico con prezzo abbordabili, e perchè è l’ulitmo paese raggiungibile con l’automobile. Abbiamo alloggiato all’Hotel Schützen, struttura storica e accogliente.

Albergo complessivamente carino, in legno, con discreto ristorante, anche se dai soffitti troppo bassi.

Dopo cena io e Stefano siamo usciti per una passeggiata: la cascata Staubbach, illuminata nella notte, scendeva con un salto sottile e continuo dalla parete rocciosa sopra il paese. Il contrasto tra il buio della valle e la colonna d’acqua luminosa rendeva l’atmosfera quasi irreale.

Il sabato mattina ci siamo spostati a Wengen, raggiungendola con il caratteristico trenino a cremagliera, preso proprio di fronte all’albergo. Il fatto che il paese sia senza auto contribuisce a creare in tutta la valle un ambiente ordinato e tranquillo, dove il trasporto su rotaia è parte integrante dell’esperienza.

Il viaggio in treno non ci è sembrato un semplice trasferimento, ma una vera e propria parte del divertimento montano, anche perché i treni arrivano oltre i 3.500 metri, e quindi i un ambiente decisamente insoliti.
I treni vengono usati dagli sciatori in alternativa alle funivie. Ovviamente, i treni sono il mezzo di trasporto naturale per i pedoni e per i tanti appassionati di slittino.

Il mattino di sabato abbiamo sciato sulla zona dell’Eiger, la parte più suggestiva e grande del comprensorio, che è rappresentata nella parte centrale della skimap.

Appena arrivati, abbiamo deciso di affrontare subito la Lauberhorn, la storica pista di Coppa del Mondo di discesa libera: quasi 4,5 km di sviluppo, tratti velocissimi alternati a sezioni più tecniche e compressioni impegnative. Scendere lungo una delle piste più celebri del circuito dà una percezione concreta delle velocità e delle difficoltà affrontate dagli atleti.
Questa pista è famosa per la sua lunghezza e per il mitico passaggio tra le rocce del salto del Hundschop.

Noi non abbiamo potuto saltare come i professionisti, dato che il “dente” è stato chiuso per evitare che la gente si facesse male.
Tuttavia, non potevamo non provare l’esperienza di affacciarsi dal cancelletto di partenza della mitica “Lauberhorn”.


Subito dopo abbiamo provato la pista di slalom speciale, decisamente diversa: più stretta, ondulata, con continui cambi di ritmo e pendenze irregolari che obbligano a lavorare molto di gambe.

Nel corso della giornata abbiamo esplorato tutto il comprensorio della Jungfrau Ski Region, con i suoi ampi panorami dominati da Eiger, Mönch e Jungfrau, alternando piste rosse panoramiche a tratti più tecnici.

Nel pomeriggio ci siamo spostati sul versante di First, sopra Grindelwald (il lato a sinistra guardando la skimap). Qui le piste sono più soleggiate e aperte, con lunghi tracciati scorrevoli e una vista ampia sulla valle. L’ambiente è diverso rispetto a Wengen: più esteso, con discese ampie e veloci. Ma molta meno neve perché più esposta al sole.
Prima di tornare in albergo (raggiunto alle 17!), ci siamo fatti fare la foto d’ordinanza davanti alle cime del Jungfrau e Eiger.

La sera siamo andati nella piscina a SPA di Grindelwald e poi abbiamo gustato una cena con raclette e fonduta.
L’ultimo giorno abbiamo cambiato completamente scenario, dirigendoci verso la ski area Schiltorn Piz Gloria (quella più a destra, guardando la skimap).
Per raggiungere lo Schilthorn abbiamo preso quella che viene considerata la funivia più ripida del mondo, con una pendenza massima di circa 159% (circa 58°) nel tratto finale tra Stechelberg e Mürren. Con tre tronconi di funivia siamo arrivati fino a quota 2.970 metri, quasi 3.000, dove il panorama si apre su un anfiteatro di cime impressionante.

Tra una pista e l’altra Raff e Gek hanno deciso di affrontare la Thrill Walk: una passerella sospesa a strapiombo sulla parete rocciosa, con tratti in pavimento di vetro, un tunnel metallico da attraversare e un ultimo tratto con cordino d’acciaio su cui camminare. Un’esperienza breve ma intensa, soprattutto per chi soffre un po’ l’altezza.

Dopo le ultime discese siamo scesi a Mürren per pranzo. Anche questo villaggio è senza automobili, con chalet in legno, stradine curate e una vista costante sulle grandi cime dell’Oberland. L’atmosfera è raccolta e autentica, quasi sospesa nel tempo.


Nel pomeriggio abbiamo ripreso il rientro verso casa, con la sensazione di aver attraversato comprensori molto diversi tra loro: dalla neve fitta di Andermatt alla classicità della Lauberhorn, fino alle pareti verticali e ai panorami aperti dello Schilthorn. Un fine settimana intenso, fatto di treni, funivie e piste leggendarie.

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