Settimana nelle Marche

Cosa fare e vedere nelle Marche

Con la mia famiglia (moglie più tre bambini di età compresa tra 4 e 8 anni) abbiamo deciso di fare un lungo ponte—di collegamento tra il 25-aprile al 1° maggio del 2017– nelle Marche.

Dopo aver letto guide turistiche, diari di viaggio, siti internet, e aver trascorso una settimana ad esplorare il territorio marchigiano con il camper, siamo giunti alla conclusione che trattasi di un territorio con una grande varietà di attrazioni culturali,  ambientali, e ricreative. Avendo a disposizione 6-7 giorni è possibile visitare le Marche dedicando il tempo sufficiente per apprezzare tutte sue potenzialità turistiche. In particolare,  meritano speciale attenzione:

  • arte: la cattedrale di Loreto ***; Il Palazzo Ducale di Urbino ***; Recanati **
  • ambiente naturale: il Conero dove è possibile fare mare, trekking, MTB**; Grotte di Frassassi ***; Gola del Furlo *

 

Recanati —Giorno 1

Domenica 23 aprile 2017 siamo partiti da Treviso alle 8.30. Siamo arrivati a Recanati verso le 14.00, dove abbiamo parcheggiato il camper nella Area Attrezzata di via Campo Boario 4 (€ 7/12 h; € 12/24h).

Dall’Area Attrezzata, con un ascensore e una breve passeggiata abbiamo raggiunto il centro storico, e in particolare p.zza Leopardi. E’ una ampia ed elegante piazza, interamente pedonalizzata, che il giorno in cui siamo stati noi ospitava una manifestazione per bambini con cori di voci bianche e giochi.

Lasciata p.zza Leopardi, percorrendo la via principale, sulla destra abbiamo incontrato la Chiesa di San Agostino, il cui campanile è stato reso celebre da Giacomo Leopardi nel Canto del Passero Solitario.

Invero, ogni angolo della città ricorda che si è nei luoghi di Leopardi, e questo non solo per l’oggettistica venduta nei negozi, ma per tutta la cartellonistica che indica i luoghi del Poeta. La presenza più piacevole è però rappresentata da pellet appesi ai muri che riportano stralci delle celebri poesie incorniciate da fiori.

Proseguendo per la strada principale, in direzione della casa di Leopardi, si incontra la Chiesa di San Vito, che viene segnalata dalle guide turistiche in quanto frequentata dal giovane Leopardi, il quale vi leggeva i suoi  “Discorsi sacri” in occasione delle principali festività.

Proseguendo nella passeggiata siamo giunti alla Piazzuola Sabato del Villaggio. E’ una piccola piazza su cui si affacciano la Chiesa di Santa Maria di Montemorello e il Palazzo Leopardi, che è divenuta famosa in quanto descritta da Giacomo nella celeberrima poesia

I fanciulli gridando, su la piazzuola in frotta, e qua e là saltando fanno un lieto romore

La principale attrazione turistica della zona è la Casa di Giacomo Leopardi che, come detto, si affaccia sulla Piazzuola Sabato del Villaggio. In realtà, abbiamo scoperto che non è una semplice casa, ma un vero e proprio palazzo di oltre 7.000 mq. Gran parte del Palazzo è ancora abitato dagli eredi; è aperto al pubblico solo una piccola parte che ospita (i) il museo, con oggetti e documenti riguardanti la famiglia; (ii) la biblioteca.

E’ possibile acquistare un biglietto cumulativo per il museo e la biblioteca, oppure solo per la biblioteca. Noi abbiamo scelto quest’ultima opzione, per non annoiare troppo i bambini (€7/adulti; €4/bambini). La biblioteca però non è liberamente accessibile, potendosi visitare solo con una visita guidata.

Avendo da aspettare oltre un’ora per la nostra visita guidata, ne abbiamo approfittato per salire sul Monte Tabor, divenuto famoso come il Colle dell’Infinito. Precisamente, un facile sentiero conduce dalla biglietteria alla sommità del Colle dove c’è un piccolo parco con delle panchine, su cui ci siamo seduti per ammirare l’iscrizione “sempre caro mi fu quest’ermo colle”. 30-40 minuti sono più che sufficienti per salire sul Colle dell’Infinito, riposare, scattare qualche foto e tornare all’ingresso della Biblioteca.

Mentre eravamo all’ingresso, in attesa della guida, da una porta dell’atrio abbiamo visto uscire un signore con un cane al guinzaglio; i presenti erano elettrizzati dall’idea che fosse un discendente di Giacomo.

All’ora prefissata la guida ci ha condotto all’interno dell’atrio del Palazzo Leopardi, facendoci salire una imponente scala che conduce alla biblioteca. Questa si compone di 3-4 sale colme di libri; ci sono dei manoscritti, ritratti di famiglia, l’albero genealogico.

Sono state due le cose che maggiormente mi hanno colpito durante la visita:

(i) innanzitutto è stato veramente interessante ascoltare la guida che ha descritto la vita del giovane Giacomo: era un bambino prodigio che leggeva testi in greco, latino ed ebraico. Si prova simpatia e tenerezza per questo bambino prodigio, un po’ sfigato;

(ii) la  visita guidata ha un po’ riabilitato la figura di Monaldo, il padre di Giacomo. Nella manualistica scolastica viene un poco sottovalutato, ma ne è uscito come un gran signore.

La visita guidata alla Biblioteca richiede poco più di un’ora. E’ sicuramente interessante e ti fa tornare a casa con una gran voglia di rileggere le poesie di Leopardi.

Ultimata la visita del Palazzo Leopardi di siamo diretti verso l’Area Attrezzata di Loreto,  in via Maccani, dove abbiamo pernottato per € 12/die.

 

Loreto—Giorno 2

Lunedì 24 aprile abbiamo visitato Loreto; anzi, per la precisione, la basilica di Loreto, uno dei santuari mariani più famosi e visitati dell’intero mondo.

L’area attrezzata per camper è comodissima per visitare la basilica, dato che si trova proprio sotto la Basilica della Santa Casa, che si raggiunge salendo la cd. Scala Santa, che unisce il Cimitero di Guerra Polacco all’ingresso delle Mura esterne del Santuario, in prossimità di un belvedere da cui si può ammirare il Mare Adriatico e il Promontorio del Conero. La Scala Santa ha circa 400 scalini; durante il percorso si incontrano 15 edicole che contengono le formelle bronzee rappresentanti i Misteri del Rosario.

Dal Belvedere siamo quindi entrati nel maestoso complesso architettonico, dedicato alla Madonna. La piazza centrale è veramente spettacolare: su due lati c’è il Palazzo Apostolico, che oggi sembra in gran parte ospitare hotel e servizi per i pellegrini; poi c’è la facciata della Basilica, sulla cui sinistra svetta l’alto campanile di 75 m che fu realizzato su disegno del grande architetto Vanvitelli (l’autore della Reggia di Caserta).  Sempre guardando la facciata si intravede la cupola, che è degna di menzione in quanto è la terza per dimensioni d’Italia.

Tuttavia, gli elementi più spettacolari si trovano all’interno della Basilica. Infatti, sotto il cupolone si trova la Santa Casa, cioè un tempio in marmo disegnato dal Bramante al cui interno c’è la Madonna Nera di Loreto. Ma l’intera Santa Casa ha una importantissima storia, dato che secondo la tradizione sarebbe la casa di Nazareth trasportata in volo a Loreto da parte degli Angeli. A prescindere dalla fondatezza o meno della ricostruzione tradizionale, rimane il fatto che la visita della Santa Casa vale da sola il viaggio nelle Marche.

Usciti dalla Basilica e attraversata la piazza, siamo andati a visitare il presepe permanente meccanizzato; vi ci siamo diretti con qualche titubanza perché si trova  in un seminterrato a fianco dei bagni pubblici; l’ingresso è gratuito (rectius: con offerta libera); ma appena entrati ci siamo resi conto che stavamo visitando una esibizione di altissimo livello dato che il presepe è articolato su una ventina di scene, curate nei minimi dettagli, con i personaggi che su muovono; il tutto è accompagnato da una piacevole musica di sottofondo.

Usciti dal presepe abbiamo percorso i circa 100 metri che ci separavano dal velivolo delle Frecce Tricolori, collocato lungo via Castelfidardo, per la gioia di Tommaso. Peraltro è importante sottolineare come la presenza del velivolo non sia casuale, dato che la Madonna di Loreto è la patrona dell’Aviatore e dell’Aeronautica Militare, che nei pressi ha caserme e installazioni varie.

Sirolo—Giorno 2

Per il pranzo di lunedì ci siamo diretti verso Sirolo, la località più rinomata del Conero.

Trovare un posto dove sostare con il camper non è stato facile: in tutti i parcheggi vi era il divieto di sosta ai camper; il Camping Internazionale era chiuso; il Camping Garden non accetta camper; per il camping Riviera il ns. camper è troppo grosso. Alla fine ci siamo sistemati nel Camping Reno, in un posto tranquillo e molto comodo per raggiungere il centro di Sirolo (a circa 200 metri dal Torrione a Sud del centro).

Il centro di Sirolo si segnala per la bellissima terrazza panoramica che domina il mare sottostante; guardando verso nord si vede il Promontorio del Conero con le sue scogliere a picco sul mare.

Abbiamo pranzato a base di pesce alla Trattoria La Cambusa di Sirolo, con un mio ex collega originario delle Marche.

Nel tardo pomeriggio abbiamo fatto una passeggiata lungo il mare, nella Spiaggia Urbani. Andare al mare però non è comodo, dovendo fare una passeggiata di circa 30 minuti. La risalita ha richiesto circa 45 minuti, ma è stata molto piacevole perché abbiamo percorso il sentiero 304, lungo circa 1.6 km, all’interno del bosco.

La spiaggia in sé è stata un po’ una delusione: è costituita da sassi, e i bambini preferiscono la sabbia; il mare era agitato e gelido; ma soprattutto era piena di rifiuti e detriti. Dalle foto mi sembra però di capire che in alta stagione la spiaggia sia più pulita, immagino grazie all’attività dei concessionari degli stabilimenti balneari che, proprio in quei giorni, stavano allestendo i chioschi in spiaggia.

Escursione sul Conero—Giorno 3

Martedì mattina abbiamo fatto una escursione a piedi sul Conero. Precisamente ci siamo diretti verso il Passo del Lupo, un bel view point che sovrasta, da un lato, la Spiaggia delle Due Sorelle e, dall’altro lato, la Spiaggia dei Sassi Neri e altre spiagge di Sirolo.

Dal Passo del Lupo c’è un ripido sentiero che scende fino alla Spiaggia delle Due Sorelle, che noi non abbiamo provato perché piuttosto esposto e quindi troppo pericoloso da percorrere con bambini piccoli. Comunque, dal Passo si riesce ad apprezzare in pieno la sottostante spiaggia: si vede il mare di un blu cristallino, due faraglioni bianchi che spuntano dal mare e una caletta ai piedi del dirupo.

La Spiaggia delle Due Sorelle Dal centro di Sirolo al Passo del Lupo sono circa 3,7 km, in gran parte su strade sterrate che, nell’ultimo km si trasformano in un sentiero di montagna… con vista mare.

Nel pomeriggio ho fatto da solo l’attraversata del Conero in mountain bike; un impegnativo percorso di circa 20 km non adatto alle famiglie, passando per il Belvedere Nord, il Belvedere Sud e il Pian di Raggetti.

Il giro in bici mi ha permesso di visitare altri luoghi e sentieri del Conero, e ha confermato l’impressione che il sentiero e il luogo più spettacolare dell’intero promontorio sia quello che da Sirolo va al Passo del Lupo.

Mentre io andavo in bici, i bambini sono stati a giocare nel bellissimo parco (con giochi) di Sirolo, che si trova in via Giulietti.

Monti Sibillini—Giorno 4

Mercoledì mattina, pagato il campeggio (€30/die) ci siamo diretti verso la pediatria di Macerata per una dermatite al collo e all’orecchio di Giulia.

Nel pomeriggio siamo entrati nel Parco dei Monti Sibillini, con l’intenzione di visitare soltanto la parte a nord del Parco, poiché il sito web del Parco riporta che la parte a Sud ha ancora molte strade interdette al traffico a causa dei terremoti dell’agosto e ottobre 2016.

Ci siamo quindi diretti verso San Ginesio, che la guida del Touring consiglia in quanto ha ricevuto la Bandiera Arancione dal Touring Club Italiano, e che si caratterizza per un labirinto di stretti vicoli che salgono fino alla fortezza medievale, che si affaccia su un panorama che vale al paese il titolo di “balcone dei Sibillini”.

Abbiamo parcheggiato nell’Area Sosta di via Nunzio giuliani,  una bella area per 5-6 mezzi con un efficiente camper service. C’erano un camper spagnolo e un camper tedesco.

Appena abbiamo cominciato a camminare nel centro di San Ginesio ci è venuto il “groppo in gola”: la parte più antica e che sembra quella architettonicamente più interessante è tutta “zona rossa” per pericoli di crolli e conseguente divieto di accesso. Anche all’esterno della zona rossa ci sono molti edifici “imbrigliati” per evitare crolli. Una buona parte degli stabili sono stati abbandonati e i locali commerciali sono stati chiusi.

Siamo quindi entrati (nel forse l’unico) bar aperto che abbiamo visto per prendere qualcosa al solo scopo di dare un piccolo contributo all’economia locale.

Lago di Fiastra—Giorno 4

Nel tardo pomeriggio di mercoledì, lasciato il paesino di San Ginesio, ci siamo diretti verso Fiastra e il suo lago, percorrendo una strada di montagna che attraversa un bosco incantevole. Da San Ginesio al Lago di Fiastra abbiamo guidato piano, per ammirare il bosco, colpiti dalla grandissima varietà di tonalità di verde. Ci abbiamo impiegato circa un’ora, e non abbiamo incrociato alcuna macchina, ma una sola moto che proveniva in senso contrario.

Il primo impatto con il lago è stata la diga. Infatti, il Lago di Fiastra è un lago artificiale i cui lavori sono iniziati nel 1955 allo scopo di fornire energia elettrica nella Vallata del Fiastrone ed è il principale impianto idroelettrico delle Marche. La diga è alta 87 metri. Siamo scesi dal camper e abbiamo camminato sul coronamento della diga fino all’altro lato della valle (lunghezza di 254 metri). Eravamo completamente soli; soffiava un forte vento; l’ho vissuta come una esperienza non comune, anche perché sulla sommità della diga c’è soltanto una piccolo parapetto che ti separa dal baratro, senza ringhiere di protezione come quello che si trovano, ad esempio, sulla diga del Vajont.

Dai siti internet consultati ho letto che il Lago di Fiastra è anche una grande attrattiva turistica dato che è lungo circa 4 km e largo anche 500 metri; le sue rive si riempiono nelle belle giornate di sole di lettini ed ombrelloni. Vi è inoltre la possibilità di praticare la vela, il canottaggio ed affittare dei pedalò. Io l’ho trovato completamente deserto, ma obiettivamente eravamo in bassa stagione, in una giornata non troppo felice dal punto di vista climatico.

Abbiamo parcheggiato il camper nell’Area Attrezzata di  San Lorenzo al Lago, in via Gigli, che presenta 4-5 stalli oltre ad un camper service in buone condizioni.

Prima di cena ho fatto il giro del lago in Mountain bike, per una lunghezza complessiva di circa 10  km: il primo tratto è un saliscendi asfaltato che da San Lorenzo al Lago conduce (attraversando la località di Paninventre) fino al Belvedere sul Lago di Fiastra. Scattate un paio di foto ho preso la strada sterrata che dal Belvedere conduce alla Diga di Fiastra. Ho quindi attraversato il lago sul coronamento della Diga e il ritorno l’ho fatto lungo la ciclabile sterrata che costeggia il lago.

Fabriano—Giorno 5

La pioggia che ha iniziato a cadere giovedì mattina ci ha tolto ogni dubbio sulla opportunità o meno di avventurarci verso le Lame Rosse. Dalle informazioni raccolte su internet è emerso che trattasi di una sorta di canyon di colorazione rossastra che si raggiunge a piedi lungo un sentiero che inizia dalla Diga e dalla durata di circa un’ora.

Ci siamo quindi diretti verso Fabriano, con l’intenzione di visitare il Museo della Carta della Filigrana.

A Fabriano abbiamo parcheggiato lungo via Moccia, per cui è stato sufficiente attraversare il parco pubblico per raggiungere l’ingresso del Museo della Carta e della Filigrana. La visita viene effettuata con una guida che illustra la storia della carta e delle macchine usate per crearla. La parte più interessante è stata la spiegazione della filigrana, dei metodi per realizzarla e dei suoi impieghi (es. per fare le banconote). Sarebbe stato interessante se il museo avesse organizzato un ultimo capitolo nella visita con l’illustrazione degli elementi industriali e contemporanei del processo produttivo.

La visita è durata circa 1h 30 min. Successivamente Giulia ha partecipato ad un laboratorio didattico di 30 minuti in cui si è fabbricata il proprio foglio di carta.

Dopo pranzo abbiamo visitato il centro di Fabriano e, in particolare, la Piazza del Comune con il Palazzo del Podestà in pietra bianca e il Loggiato di San Francesco.

 

Parco Naturale  della Gola Rossa e di Frasassi —Giorno 5

La sera di giovedì 27 aprile ci siamo diretti verso la zona di Frasassi (rectius: Parco Naturale della Gola Rossa e di Frasassi).

Trattasi di una zona che in pochi km offre un ampio ventaglio di offerte turistiche (in ordine di preferenza):

  1. Le grotte di Frasassi
  2. Eremo di Santa Maria Infra Saxa e tempietto di Valadier che si trovano  all’interno di una grotta raggiungibile con una ripida passeggiata di 700 metri
  3. Abbazia di San Vittore delle Chiuse con il museo speleologico e il ponte romanico
  4. La stessa strada che collega le attrazioni di cui sopra è degna di nota, essendo alla base di un piccolo canyon.
  5. Trekking lungo i sentieri del parco
  6. Nei pressi della abbazia di San Vittore è possibile fare un percorso avventura tra gli alberi

 

Tempio del Valadier e l’Eremo di Santa Maria Infra Sax—Giorno 5

Abbiamo iniziato l’esplorazione della zona visitando il Tempio del Valadier e l’Eremo di Santa Maria Infra Saxa. Si tratta di due piccoli santuari che sorgono l’uno accanto all’altro all’ingresso di una grotta sulle costone della Gola della Rossa, nei pressi di Frasassi.

Il primo è un elegante tempietto in stile neoclassico a pianta ottagonale commissionato nel 1828 a Valadier da Papa Leone XII. L’eremo di Santa Maria Infra Saxa è risalente al mille;  è formato da un unico ambiente ricavato in parte nella roccia.

Ciò che rende particolari i suddetti luoghi di culto è la loro “location”: dal parcheggio si raggiungono attraverso una ripidissima strada selciata lunga 700 metri che si arrampica sulle pareti della Gola. Le stazioni della via crucis fanno compagnia al visitatore durante la salita.

Le ridotte dimensioni delle macchine che passano nella sottostante strada fanno capire quanto dislivello sia stato fatto e, quanto sia speciale il luogo in ci si trova. Noi abbiamo visitato questi luoghi con il sole che stava tramontando, da soli, in un’atmosfera quasi mistica.

La salita e discesa, più qualche foto in cima, richiedono circa 1h 30 minuti.

In questo luogo si può salire solo a piedi. Le auto si possono lasciare nel parcheggio ricavato in uno slargo lungo la strada che collega Genga con le Grotte di Frasassi.

Grotte di Frasassi —Giorno 6

Avendo pernottato con il camper nel parcheggio della biglietteria delle Grotte di Frasassi, venerdì mattina siamo riusciti a visitare le famose Grotte con il primissimo gruppo.

Dal punto di vista logistico, va anticipato che l’ingresso delle grotte si trova in un punto in cui la gola scavata dal torrente è molto stretta. Pertanto, il grande parcheggio per le auto e camper, nonché la biglietteria, si trovano a qualche chilometro di distanza. Il trasferimento dalla biglietteria all’ingresso può essere fatto con una passeggiata di circa 45 minuti, oppure con un autobus gratuito messo a disposizione dall’ente che gestisce le Grotte. Per questo motivo è necessario trovarsi alla partenza del bus circa 30 minuti prima dell’ingresso prenotato.

La visita vera e propria ha una durata di circa 75 minuti. Il percorso è lungo 1500 metri ed è attrezzato con scale, parapetti, illuminazione artificiale; è quindi facilmente percorribile in completa sicurezza anche con bambini di 3-4 anni. I bambini con passeggino possono entrare solo nelle prime due sale (su sette complessivamente visitabili).

I gruppi sono accompagnati da guide professionali fornite dal Consorzio Frasassi. La temperatura interna è di 14°C costanti in tutte le stagioni dell’anno.

Tutte le sale sono molto belle. Le guide rendono ancora più interessante l’escursione in quanto ti aiutano a concentrare l’attenzione del visitatore sulle singole concrezioni (stalattiti, stalagmiti, ecc. che abbiano un qualche elemento caratteristico) individuandole una per una dando loro un proprio nome e soffermandosi sulle peculiarità che li contraddistingue (la forma ricorda un certo animale, oppure le dimensioni, ecc.).

Tra le cose che maggiormente mi hanno colpito devo segnalare la sperimentazione di una sorta di distorsione dimensionale e morfologica causata dall’enormità degli spazi in cui si siamo trovati accompagnati dalla carenza di punti di riferimento e confronto. Prendiamo come esempio l’Abisso Ancona, cioè la prima parte della grotta, le cui dimensioni la collocano tra le più grandi cavità in Europa e nel mondo (180 metri di lunghezza, 120 metri di larghezza e 200 metri di altezza; questo vuol dire che potrebbe contenere il Duomo di Milano). Quando sei dentro, l’Abisso Ancona non sembra così grande, e mai ti verrebbe in mente di paragonarlo, come dimensioni al Duomo di Milano. Sempre in questa sala, la guida ti indica la cd. Madonnina dello Speleologo, cioè una stalagmite bianca che ricorda la Madonna e che diresti essere alta 70-80 cm. La guida invece ti informa che è alta oltre 2 metri. Stesso discorso può farsi in merito alla stalattite detta la Spada di Damocle, le cui reali dimensioni e forme si riescono a percepire con estrema difficoltà.

Tutte le sale hanno qualche elemento di pregio naturalistico. L’esperienza è quindi estremamente positiva e si può tranquillamente confermare che le Grotte di Frasassi rappresentano una delle migliori attrazioni turistiche delle Marche.

Abbazia di San Vittore delle Chiuse —Giorno 6

Tra una cosa e l’altra (acquisto dei biglietti, trasferimenti, visita vera e propria), le Grotte di Frasassi richiedono mezza giornata.

Dopo aver pranzato, prima di lasciare la zona siamo andati a visitare l’Abbazia di San Vittore e il limitrofo Museo Speleo-Paleontologico, che si possono anche raggiungere con una veloce camminata dal parcheggio delle Grotte di Frasassi.

L’Abbazia è un bel monastero benedettino del X secolo circa, costituito da due corpi di fabbrica: la chiesa romanica e il cenobio benedettino, che oggi ospita il Museo Speleo-Paleontologico di Genga.

Il luogo merita una visita non solo perché si è molto vicini alle Grotte di Frasassi, ma anche perché l’Abbazia è obiettivamente fotogenica e tramette– come l’intero borgo- una senso di pace e tranquillità; infine, perché l’ingresso al Museo è compreso nel biglietto per le Grotte. Tale ultima considerazione fa riferimento non tanto all’aspetto meramente pecuniario della questione, quanto piuttosto alla constatazione che dopo aver trascorso oltre un’ora nelle grotte, ti viene una comprensibile curiosità per il settore della speleologia.

A mia figlia è piaciuta molto anche la sezione paleontologica del museo perché ha visto i fossili che sta studiando in 3° elementare.

Di fronte all’Abbazia si passa sotto una torre e si attraversa il torrente grazie ad un antico ponte romanico, anch’esso alquanto fotogenico.

Nei pressi dell’Abbazia abbiamo fatto una passeggiata lungo il torrente e abbiamo visto che c’è un percorso attrezzato di “arrampicata sugli alberi”

La Gola del Furlo—Giorno 6

Nel tardo pomeriggio siamo andati alla Gola del Furlo.

Trattasi di una gola dalle alte pareti, molto stretta (c’è spazio solo per il fiume e la vecchia via Flaminia) che ha una lunghezza di circa 2,5 km.
Si può percorrere in macchina oppure anche a piedi  dato che sulla strada asfaltata è stato delimitato uno spazio per i pedoni e il traffico veicolare è limitato  (chi deve percorrere la via Flaminia senza finalità turistiche attraversa la montagna in una galleria di oltre 3 km).

Le principali attrazioni, oltre alla canyon, sono la galleria costruita nel 78 dc e tutt’ora utilizzata e la diga che sbarra il corso del fiume.

In meno di due ore abbiamo percorso la gola prima in camper e poi, nel tratto più suggestivo, a piedi.

La notte siamo andati a pernottare nella area attrezzata di Acqualagna (Parco le Querce).

 

Palazzo Ducale di Urbino—Giorno 7

Sabato di primo mattino ci siamo diretti verso Urbino, con l’intenzione di visitare il celebre Palazzo Ducale.

Abbiamo lasciato il camper nel parcheggio a pagamento di Piazza Mercatale e siamo saliti nel centro storico attraverso un mega scala a chiocciola coperta.

Il Palazzo Ducale ha oltre 300 stanze; è quindi molto grande e dall’esterno ha una certa impressione per la sua mole e per la sua altezza: dal parcheggio di Piazza Mercatale alla torre ci saranno forse 100 metri di dislivello! La facciata dei Torricini è eccezionale.

Gli  interni del palazzo non sono particolarmente spettacolari, fatta eccezione, innanzitutto, per la lunga rampa elicoidale per accedere ai Torricini, sulla cui sommità c’è un ballatoio che fu probabilmente un tempo usato come osservatorio astronomico, e a partire dal 2017 come eccezionale view point su Urbino e la vallata circostante (la rampa elicoidale e i Torricini al momento si possono visitare solo il sabato).

Il secondo elemento del Palazzo Ducale di Urbino che merita menzione è lo Studiolo di Federico da Montefeltro, un vero e proprio capolavoro (è forse l’unico ambiente del Palazzo ad essere rimasto pressoché integro) in quanto trattasi di una piccola stanza interamente rivestita (nella parte inferiore) di intarsi di legno decorati che creano effetti ottici; nella parte superiore lo studiolo è completamente rivestito di ritratti di Uomini Illustri.

Tuttavia, è importante sottolineare come il Palazzo Ducale vada visitato soprattutto per i dipinti che contiene, che da soli valgono un viaggio fino ad Urbino. Nel Palazzo ci sono  centinaia di opere d’arte; tuttavia, i tre dipinti che seguono sono veri e propri capolavori, famosi in tutto il mondo e che nella storia dell’arte sono allo stesso livello della Gioconda di Leonardo:

  1. Il primo di questi dipinti è la Flagellazione di Cristo di Piero della Francesca
  2. Il secondo è la Città Ideale, di autore ignoto;
  3. Il terzo è La Muta, uno dei più celebri ritratti di Raffaello.

Finito di visitare gli interni del Palazzo Ducale abbiamo fatto una breve passeggiata per il centro di Urbino.

Abbiamo pranzato con la crescia marchigiana, una sorta di piadina romagnola che, da questa ultima, si differenzia per le modalità di preparazione (così mi hanno detto) e perché più saporita (questo lo posso testimoniare personalmente).

Nel pomeriggio abbiamo iniziato il viaggio di rientro verso Treviso.

 


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