In treno alla Nariz del Diablo

Il jet lag, l’autista e sua famiglia

Recuperate le valige, sabato 5 agosto alle 4 di mattino siamo partiti con il furgone preso a nolo a Guayaquil alla volta di Alausi, perché alle 11 era in programma l’escursione in treno lungo la Nariz del Diablo.

La sveglia non è stata eccessivamente traumatica, poiché il nostro orologio biologico era tarato sugli orari europei. Ed invero, il consiglio che mi permetto di dare sempre agli amici che fanno un viaggio in America è di organizzare le escursioni che è opportuno svolgere di buon’ora (es. salire sulla Statua della Libertà a New York senza fare troppa coda) nei primi giorni di vacanza, quando ancora non ci si è abituati al nuovo fuso orario.

Il van (furgoncino) è stato preso a nolo non dalle grandi agenzie internazionali (es. Hertz, AVIS), ma presso l’agenzia di viaggi di Guayaquil cui ci siamo appoggiati per risparmiare qualche euro. L’agenzia, per $35/die, oltre al pulmino ci ha offerto anche l’autista. Abbiamo accettato l’offerta soprattutto perché in questo modo ci sentivamo più sicuri a lasciare i bagagli in macchina durante le escursioni in giro per l’Ecuador.

Entrati nel van c’è stata la seconda sorpresa della vacanza (la prima è stata vedere le iguane girare libere nel Parco del Seminario): l’autista si è presentato accompagnato da una giovane e carina ragazza, e da un bambino di 8 mesi (altrettanto carino). L’intera famigliola ci avrebbe accompagnato per tutto il viaggio in Ecuador. Il problema è che il van, con tre persone in più di quante originariamente previste (autista, moglie e bambino) è diventato piccolo e scomodo. Autista, donna, bambino e mio padre stavano tutti e quattro seduti sul sedile anteriore. Il bambino aveva un bel raffreddore e ha continuato a starnutire in faccia a mio padre; ma soprattutto faceva tanta cacca (come è normale); il problema è che il pannolino veniva cambiato soltanto una volta al giorno, trasformando così il van in una sorta di camera a gas.

Da Guayquil ad Alausi ci vogliono circa 4 ore di viaggio; il tratto finale è su strade di montagna, con tornanti, frane che invadono la sede stradale, piccoli guadi, e lama che si mettono proprio in mezzo alla strada. La vegetazione è rigogliosa ed incantevole. All’alba, su strade deserte e a noi sconosciute, si sentiva la natura forte e vibrante.

Tuttavia, l’elemento più pericoloso del trasferimento ad Alausi non sono stati gli smottamenti di terra o gli improvvisi cedimenti della careggiata, ma i continui colpi di sonno dell’autista. Costui, a differenza di noi, aveva patito molto la levataccia e non riusciva a tenere gli occhi aperti: un paio di volte è arrivato lungo nei tornati invadendo l’altro senso di marcia; altrettante volte ha sfiorato il guard rail. Per cercare di svegliarlo, abbiamo anche simulato improvvisi bisogni corporali per obbligarlo a fermarsi e destarlo dal suo torpore. Quando ci siano resi conto che non c’era niente da fare, gli abbiamo intimato di sedersi sul sedile a fianco del guidatore a dormire, lasciando il volante a mio padre.

Alausi

Dopo oltre 4 ore di viaggio tra le Ande, mio padre ha parcheggiato il van di fronte alla stazione di Alausi, famosa per essere il punto di partenza del treno che percorre la Nariz del Diablo, cioè un tratto di ferrovia che collega il villaggio di Alausi con quello di Sibambe.

Poiché il nostro tour in treno sarebbe partito dopo un paio di ore, ne abbiamo approfittato per fare colazione in un baretto di fronte alla stazione (meraviglioso il frullato – batido in spagnolo – di babaco) e per visitare la cittadina.

Alausi ha circa 2000 abitanti e si trova a 2.300 mslm. Da quanto letto sulle guide turistiche e da quanto abbiamo potuto verificare con i nostri occhi, le attrazioni di Alausi (oltre al fatto di essere il punto di partenza per la Nariz del Diablo) sono:

– la via principale (Avenida 5 de Junio), dove si trovano la maggior parte degli alberghi e dei ristoranti. La stazione del treno si trova proprio all’estremità di questa via. In realtà, non c’è nulla di particolare da vedere, e l’abbiamo percorsa in lungo e largo solo perché dovevamo attendere la partenza del nostro treno;

– la colossale statua di San Pietro, patrono della città. Il monumento si trova a Loma de Lluglli e grazie alle dimensioni e alla posizione strategica (in cima ad una collina che domina Alausi) può essere visto da ogni punto della cittadina. Dopo una scarpinata di circa 30 minuti (dalla stazione) siamo arrivati in cima alla collina e abbiamo visto che era possibile salire gratuitamente sulla statua, da cui si vede un bel panorama;

– durante l’attesa del treno la cosa più interessante è stato seguire le rotaie per circa un centinaio di metri in direzione Quito fino a un ponte di ferro e legno (di cui non ricordo il nome) tipo quello che si vede nei film e su cui è possibile salire per scattare qualche foto senza parapetti.

Vale la pena fermarsi apposta ad Alausi per visitare le sue attrazioni turistiche? Personalmente riteniamo non ne valga la pena. Ma se si ha un po’ di tempo, riteniamo che le cose da fare siano (nell’ordine) andare a vedere il ponte in legno  e poi salire sulla Statua di San Pietro, anche perché così facendo si percorre la via principale.

Il giro in treno lungo la Nariz del Diablo

Alle 11 è partito il treno che ci ha portato alla Nariz del Diablo, cioè il tratto di ferrovia più spettacolare (dal punto di vista paesaggistico, ingegneristico e storico) che collegava Quito con Guayaquil.

Secondo la guida turistica presente in ogni vagone del treno, a questo tratto di ferrovia è stato attribuito un appellativo così infernale in quanto la sua costruzione ha comportato uno sproporzionato tributo di vite umane e di denaro.

Infatti, è successo che nel 1899, mentre si costruiva la ferrovia che doveva unire le due principali città dell’Ecuador, subito dopo la località di Sibambe gli ingegneri si sono trovati di fronte ad una impervia propaggine rocciosa che era impossibile superare con le tecniche tradizionali. Per raggiungere Alausi non fu sufficiente costruire tornanti in quanto non vi era spazio; si decise quindi di far proseguire il treno a zig zag, andando cioè avanti e indietro. Grazie a questo stratagemma è possibile salire in pochi chilometri di quasi 1.000 metri.

I lavori terminarono nel 1902, e costarono la vita di migliaia di persone. Da quanto riportato nella letteratura turistica consultata, all’epoca furono la più incredibile opera di ingegneria ferroviaria del mondo.

Una serie di frane ed altri eventi meteorici occorsi tra il 1982 e il 1998 hanno portato alla chiusura della ferrovia, che solo recentemente è stata riaperta come ferrovia turistica, cioè come una costosa attrazione per turisti incuriositi dalla particolare storia di questa opera.

Il tour dura due ore e mezza. Noi siamo partiti alle 11.00 da Alausi e dopo circa 30-40 minuti (compresi i tratti a zig zag) siamo arrivati a Sibambe. Nella quale, peraltro, non c’è nulla se non un bar – ristorante e un negozio di articoli di regalo/artigianato.

A Sibambe si scende dal treno per poter innanzitutto ammirare da distante la montagna e l’andamento a zig zag della ferrovia che si arrampica sulla montagna (obiettivamente a forma di narice aquilina).

Sempre a Sibambe ti aspettano gli indios, in abiti tradizionali, che ballano danze popolari e cercano di venderti prodotti artigianali. Chi vuole spendere qualche dollaro può fare la foto insieme al lama.

Noi abbiamo visto i balletti e approfittato della pausa (come gran parte gli occupanti il treno) per pranzare nel ristorante. Risaliti in treno poco prima delle 13.00, alle 13.30 siamo arrivati nuovamente ad Alausi.

Durante la risalita la guida turistica del nostro vagone si è raccomandata affinché i passeggeri che all’andata erano lungo i finestrini di destra cambiassero lato del treno e si sedessero sulla sinistra, per permettere a tutti di vedere fuori dal finestrino, superando in tal modo le critiche che avevo letto in qualche blog di viaggiatori che hanno dovuto fare l’intero viaggio senza poter ammirare il panorama in quanto seduti sul lato sbagliato del treno.

E’ importante precisare che ormai da anni non è più possibile effettuare il viaggio seduti o in piedi sul tetto del treno, come accadeva in passato e che dava un grandissimo valore a questa esperienza. Ci sono stati degli incidenti che hanno portato le autorità a vietare questa pratica, e la qual cosa ha indubbiamente tolto gran parte del fascino al tour sulla Nariz del Diablo.

Il viaggio oggi si fa su comode carrozze in legno; non sono esperto della materia, ma sembrano essere delle riproduzioni moderne di vecchie carrozze ad uso dei turisti. Infatti, giova ribadire, questo è ormai soltanto un tour turistico, come dimostrato anche dal prezzo esorbitante richiesto, e cioè $ 35/persona.

Allora, che giudizio dare all’escursione? Il giudizio è complessivamente discreto, atteso che lungo il viaggio in treno si vedono bei panorami; è possibile scattare foto del/dal treno che usualmente non è possibile fare; l’intera opera e la sua costruzione ha un notevole valore storico per l’Ecuador e il racconto della guida lo rende indubbiamente interessante anche per il turista occidentale. Anche la sosta a Simbabe è certamente molto turistica, con il balletto e gli indios vestiti in modo tradizionale; ma noi siamo turisti e in quella location ha fatto piacere assistere ad un balletto dal gusto etnico.

Per proseguire la lettura del diario di viaggio in Ecuador, clicca qui


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