Le singole escursioni nella crociera delle Galapagos

La rotta a nord ovest della Galapagos Legend

Dopo aver descritto la “parte generale” del nostro viaggio alle Galapagos, è finalmente giunta l’ora di raccontare le meraviglie naturalistiche che abbiamo visto durante la crociera.

Nella cartina che segue c’è la rotta seguita dalla nostra nave durante la crociera dal 10 al 14 agosto, con indicazione dei punti di sbarco e di visita.

L’aeroporto ecologico dell’isola di Baltra

Il 10 agosto abbiamo preso un volo Avianca per l’isola di Baltra, dove si trova uno dei due aeroporti dell’arcipelago delle Galapagos.

Il volo è durato circa 2 ore e mezza. Appena atterrati c’è stata la prima sorpresa ambientale, dovuta alla moltitudine di cartelli che reclamizzavano l’aeroporto di Baltra come il “primo aeroporto ecologico del mondo”.

E in effetti, Baltra è il primo scalo al mondo ad aver ottenuto la certificazione LEED Gold. Il riconoscimento “Leadership in Energy and Environmental Design (LEED) Gold” certifica l’eccellenza per l’architettura sostenibile.

Innanzitutto, lo scalo di Baltra è 100% “green”, in quanto è alimentato soltanto dall’energia prodotta da vento e sole: il 35% dell’energia utilizzata dall’aeroporto proviene dai pannelli fotovoltaici, mentre il restante 65% dalle turbine a vento.

Inoltre, grande attenzione all’ambiente è stata prestata nella costruzione dell’aeroporto, dato che l’80% del materiale utilizzato proviene dall’aeroporto preesistente. Per ridurre l’impatto ambientale, gli altri materiali usati sono stati scelti sulla base della vicinanza con le aziende produttrici.

Per contribuire al risparmio idrico, soprattutto alla luce della scarsità di acqua dolce nell’arcipelago, l’aeroporto ha anche un suo impianto di desalinizzazione all’interno del terminal.

Imbarco sulla M/V Galapagos Legend

Con nostro grande stupore, l’equipaggio della nave che è venuto ad accoglierci ha fatto indossare a tutti i passeggeri dei giubbotti salvagente. Questo perché l’imbarco sulla nave si è rivelato molto più avventuroso di quanto ci si poteva immaginare, dato che sarebbe avvenuto non attraverso un pontile, ma dopo una navigazione di circa 5 minuti su un gommone. Inutile aggiungere che i passeggeri sul lato più sfortunato del gommone si sono pure bagnati.

La parte più complicata però è stata saltare dal gommone alla nave, con i natanti che si muovevano a causa del mare agitato.

Saliti sulla nave grazie all’aiuto del cordiale equipaggio, la situazione è decisamente migliorata, dato che le onde quasi non si sentivano. In tale frangente, mia madre ha benedetto la scelta per la nave di grande cabotaggio.

Fatto il check-in e ascoltate le regole di bordo (soprattutto: non gettare la carta igienica nel WC, ma nel cestino delle immondizie), ci siamo sistemati nelle nostre cabine, che si sono rivelate molto più spaziose del previsto.

È giunta rapidamente l’ora del pranzo, dove siamo stati accomodati in una tavolata con altri tre turisti italiani, per la gioia di mia figlia Giulia che poteva finalmente interloquire con soggetti terzi nella sua madre lingua.

Visita di Mosquera

Nel pomeriggio di giovedì 10 agosto, dopo una brevissima navigazione, la nave si è fermata per la prima escursione a Mosquera Islet, che si trova tra Seymour e l’isola di Baltra.

A Mosquera Islet è stato fatto uno sbarco bagnato, con il gommone che si è arenato su una spiaggia bianca. Lo sbarco è stato bagnatissimo per uno dei tre turisti italiani che, appena saltato giù dal gommone, si è sbilanciato all’indietro ed è caduto in acqua. C’è stato qualche istante di apprensione poiché il peso dello zaino lo tirava verso il fondo, rischiando di farlo annegare in un metro di acqua. Fortunatamente erano presenti molte persone, e quindi si è tutto risolto nel migliore dei modi.

A Mosquera abbiamo fatto una camminata lungo la spiaggia di colore bianco (nel nostro gruppo eravamo tutti a piedi scalzi). I miei figli ricorderanno a lungo questa escursione, perché è stata la prima occasione della loro vita di incontrare da vicino i leoni marini, che girano liberi per la spiaggia.

Per quanto mi riguarda, a distanza di due mesi, il ricordo più vivido di questa escursione è l’entusiasmo collettivo dei turisti, tutti elettrizzati dalla possibilità di poter camminare in completa tranquillità tra così tanti ed esotici animali selvaggi.

Billy, la guida naturalistica che ci ha accompagnato in tutte le escursioni, ci ha raccomandato di non avvicinarsi troppo agli animali, lasciando sempre almeno due metri. Ci ha inoltre spiegato che i leoni marini si distinguono dalle foche solo perché queste ultime sono prive di orecchie.

Nell’isola si possono altresì osservare garze e gabbiani di lava, nonché granchi rossi di 20 cm di lunghezza.

Dopo circa 1h 30 min siamo tornati alla nave, dopo aver scattato centinaia di foto ai leoni marini. Eravamo tutti entusiasti.

Essendo vicini alla zona centrale dell’arcipelago, alla fonda abbiamo visto altri due yacht di turisti oltre alla nostra nave.

Puerto Egas

Venerdì 11 agosto l’escursione del mattino è stata effettuata a Puerto Egas (sull’isola Santiago), una spiaggia di origine vulcanica completamente nera.

Di primo mattino, con le nuvole ancora basse e il sole che non riusciva a fare capolino in un cielo carico di umidità, mentre il gommone ci trasportava verso quest’isola deserta, mi sembrava di essere all’interno di un film di avventura, alla Johnny Depp.

Lo sbarco è stato bagnato, ma questa volta nessuno della compagnia ha avuto problemi.

La spiaggia era di sabbia, piuttosto fine, completamente nera. A questo proposito, vale la pena segnalare come la cosa che maggiormente mi ha colpito è stato il contrasto della sabbia nera con l’acqua limpida e trasparente del mare incontaminato delle Galapagos.

L’escursione è consistita in una camminata lungo la costa dell’isola, sulla roccia vulcanica, intervallata da piscine naturali che rappresentano l’habitat perfetto per la fauna locale.

Il tempo di sbarcare, mettere in ordine i salvagente ed è uscito un bel sole che ci ha permesso di passeggiare con la T-Shirt e scattare foto con la luce brillante.

Dal punto di vista della fauna, Puerto Egas la ricordiamo perché abbiamo fatto il primo incontro con le iguane marine, anche esse di colore nero o grigio scuro.

La natura è incredibile, perché le iguane si mimetizzano perfettamente con il terreno lavico. La qual cosa è certamente positiva per sfuggire ai predatori, ma obbliga i turisti estasiati e distratti dalle meraviglie naturalistiche delle Galapagos a prestare attenzione a non calpestarle.

Oltre alle iguane marine, a Puerto Egas si incontrano leoni marini, granchi, lucertole, e uccelli di varie specie.

Va precisato che questa è stata l’ultima volta in cui abbiamo visto un’imbarcazione oltre alla nostra nave. Mentre noi sbarcavamo c’era in lontanza, dall’altra parte dell’ampia insenatura, uno yacht che avrà ospitato una decina di turisti. Finita la nostra escursione e tornati sulla spiaggia, ho realizzato che lo yacht aveva levato le ancore; da quel momento in poi non avremmo più avuto presenza umana per giorni.

Rabida

Venerdì 11 agosto, subito dopo pranzo, avendo sentito i commenti entusiasti di chi aveva fatto snorkeling nel mattino, abbiamo deciso di provarlo pure noi. Per mia figlia Giulia si è trattato della prima esperienza in assoluto con maschera, pinne e boccaglio.

Nonostante le insicurezze derivanti dall’inesperienza, Giulia è rimasta affascinata dai pesci che ha potuto ammirare nel loro ambiente naturale. Io invece mi sono divertito soprattutto a seguire le tartarughe marine e i pinguini.

Nonostante indossassi una muta intera, l’acqua mi è sembrata veramente molto fredda.

Mia madre, insieme a Romina e i piccoli Tommaso e Ludovica, hanno potuto vedere i pesci con un giro su una barca dal fondo di vetro.

Verso le 17 è iniziata l’escursione vera e propria sull’isola di Rabida (sbarco bagnato anche in questo caso). La spiaggia e le rocce circostanti erano completamente rosse; di un rosso così vivo paragonabile a quello dei campi da tennis.

Questa escursione merita di essere ricordata soprattutto per il paesaggio e i caldi colori dell’isola, resi ancora più spettacolari dal sole che stava per tramontare.

Urbina Bay (Isola di Isabella)

Sabato 12 agosto abbiamo attraccato a Urbina Bay (Bahia de Urbina), sull’isola di Isabella.

Lo sbarco è stato bagnato, su una spiaggia grigia. Si trattava però di uno strano grigio, formato da un mix di granelli di sabbia neri  (di origine vulcanica) misti a granelli di sabbia bianca (di corallo).

La circostanza che in 36 ore abbiamo visitato 4 spiagge dai colori completamente differenti (bianco, nero, rosso, e bianco nero) mi piace moltissimo.

L’escursione a Urbina Bay merita di essere ricordata per le numerose iguane di terra incontrate. Queste, in particolare, si mettevano in mezzo al sentiero a prendere il sole: per noi turisti era l’occasione perfetta per scattare fotografie con questi animali che mi viene da definire come scherzi della natura e della storia, in considerazione del loro muso che ricorda molto quello dei dinosauri.

Le iguane in mezzo al sentiero hanno talvolta rappresentato una criticità, soprattutto laddove il sentiero era stretto e attraversava la vegetazione molto fitta: uscire dal sentiero era impossibile; non ci è restato che posare i piedi a pochi centimetri da questi animali misteriosi, con il timore che potessero innervosirsi e morderci.

Tagus Cove (Isola di Isabella)

L’escursione del pomeriggio si è svolta a Tagus Cove (Ensenada de Tagus).

La prima particolarità di questa baia sono le iscrizioni sulle pareti rocciose lasciate dai pirati nel XIX secolo. Ed invero, le isole Galapagos hanno storicamente rappresentato una delle basi preferite dai pirati: erano distanti dalla terra ferma; avevano baie ed insenature sicure e protette dai venti oceanici; ma sopratutto, erano ricche di tartarughe giganti. Queste ultime erano uno degli alimenti preferiti dai pirati, poichè le caricavano vive nelle navi per avere carne fresca anche dopo molti giorni di navigazione.

La seconda particolarità è che con una camminata in salita si raggiunge un view point da cui si può ammirare la baia dall’alto e, soprattutto, un lago di acqua salata senza immissari; la guida naturalistica ci ha allora spiegato che l’acqua entra nel lago per osmosi.

Dopo la camminata, il gommone ha navigato a bassa velocità a ridosso della costa dell’insenatura, per consentirci di ammirare l’avifauna che in questa parte dell’Isola di Isabella è ricchissima: abbiamo visto i cormorani senza ali, i bobby dalle zampe azzurre, pinguini, e tanti altri tipi di uccello. Personalmente non sono un grande esperto di avifauna, ma questa escursione ha colpito molto anche il sottoscritto.

Espinosa Point (Isola di Fernandina)

Domenica 13 agosto abbiamo visitato l’Isola di Fernandina, cioè la più giovane delle isole dell’intero arcipelago. Così giovane che un paio di settimane dopo la nostra visita c’è stata un’eruzione di uno dei suoi vulcani (notizia riportata anche dai media italiani).

Per sbarcare è stato necessario dapprima fare lo slalom con il gommone tra gli scogli a pelo d’acqua (buona parte della mancia, l’equipaggio se l’è guadagnata proprio in questo frangente), per poi infilarsi (sempre con il gommone) in un pertugio tra le mangrovie che ha reso l’escursione alquanto avventurosa. Le voglie di avventura sono state soddisfatte appieno subito dopo lo sbarco, allorchè abbiamo dovuto superare un guado per finalmente raggiungere Espinosa Point.

Espinosa Point è stato forse il punto più spettacolare dell’intera crociera. Si tratta di una lingua di lava che si affaccia sul canale de Bolivar e viene descritto (e noi possiamo confermare) come il punto che presenta la maggior diversità di fauna endemica di tutte le Galapagos.

C’erano migliaia di iguane marine, leoni di mare, granchi, uccelli. La vegetazione era costituita da cactus oltre alle già citate mangrovie.

La cosa che maggiormente è piaciuta ai miei figli è stata però vedere due enormi balene che saltavano fuori dall’acqua, a poche centinaia di metri dalla costa, non molto distante dalla nostra nave.

Subito dopo pranzo, come abitudine, io ho fatto snorkeling con mio padre. Questa uscita di snorkeling va però ricordata perchè è stata fatta in una insenatura dall’acqua poco profonda e molto calma. La qual cosa mi è piaciuta innanzitutto perchè per la prima volta non ho sofferto il freddo in acqua; in secondo luogo, perchè l’acqua poco profonda e poco agitata ha reso possibile scattare delle foto subacque di buon livello grazie alla ottima luminosità dell’ambiente subacqueo.

Mentre noi facevamo snorkeling, mia moglie e i miei figli si sono fatti l’idromassaggio. E qui, a detta di mia figlia Giulia, hanno vissuto il momento più bello dell’intera vacanza. Infatti, mentre erano nella vasca idromassaggio (che ricordo, era all’aperto, a poppa della nave), le balene si sono messe a giocare e saltare fuori dall’acqua a pochi metri dalla nave. I miei bambini le hanno così potute vedere per bene; Giulia, nel suo diario, tutta eccitata, ha scritto che le balene facevano i salti e ruotavano su loro stesse, mostrando il ventre bianco.

 Punta Vicente Roca (Isola di Isabella)

Durante l’ora di pranzo, la nave in pochi minuti ha attraversato il Canal de Bolivar, cioè il tratto di mare che separa le isole di Fernandina e Isabella, per gettare l’ancora sotto l’alta scogliera di Punta Vincente Roca.

L’escursione del pomeriggio è consistita in una navigazione con il gommone lungo le pareti di Punta Vincente Roca, anch’esso un paradiso marino grazie alla ricchezza della sua fauna, dovuta alle acque profonde e all’acqua fredda.

Il mare era alquanto mosso. Pertanto, i momenti più interessanti sono stati quando ci siamo avvicinati agli scogli e abbiamo potuto ammirare da vicino il frangersi delle onde e quando con la barca siamo entrati nell’imboccatura di una grande grotta.

La cerimonia di attraversamento dell’equatore e i saluti

Poco prima di cena, a bordo piscina, si è tenuto un brindisi per celebrare il momento preciso in cui abbiamo attraversato la linea equatoriale. E’ stata anche l’occasione per iniziare a salutare i compagni di viaggio; Giulia si è scambiata gli indirizzi con una signora di Roma con cui ha stretto amicizia, con promessa di ritrovarci in Italia.

Con i bambini sono andato a trovare il capitano della nave nella plancia di comando. Scattate le fotografie ricordo, il capitano ha donato ai bambini tre berretti con visiera.

Dopo cena, le guide naturalistiche hanno proiettato una galleria di foto scattate dalle guide stesse ai passeggeri durante le escursioni nelle isole; ci sono poi state le premiazioni del concorso fotografico cui abbiamo partecipato anche io e Giulia (la fotografia della balena l’ha scattata l’occupante la cabina n. 32, mentre io facevo snorkeling).

Reserva de Tortugas de las Tierras Altas (Isola di Santa Cruz)

L’ultimo giorno di crociera prevedeva lo sbarco nell’isola di Santa Cruz per andare a visitare una riserva con una colonia di Galapagos, cioè le tartarughe giganti che hanno dato il nome all’intero arcipelago.

La riserva si trova sul punto più alto dell’isola; nella stagione invernale è avvolta perennemente da nuvole cariche di umidità, che rilasciano sotto forma di una piogerellina leggera, ma senza fine.

L’organizzazione ci ha dotato di stivali di gomma per camminare lungo i sentieri infangati. La camminata dura circa 45 minuti, e si vedono un paio di grosse pozze di fango al cui interno riposano le tartarughe giganti. Una cosa che ha incuriosito molto i presenti è la circostanza che i segni dell’invecchiamento delle tartarughe sono esattamente il contrario di quelli dell’uomo: mentre in quest’ultimo l’avanzamento dell’età è segnato da un progressivo aumento delle rughe sul corpo, per le tartarughe il processo è invertito, posto che più sono vecchie più hanno il guscio liscio.

Viste le tartarughe, la guida ci ha condotto in una sorta di galleria sotterranea, e ci ha spiegato che sono i condotti dove transitava la lava.

Tutti inumiditi, abbiamo salutato definitivamente gli altri croceristi: mentre questi ultimi sarebbero andati in aeroporto per volare verso il continente, noi ci siamo diretti verso Puerto Ayora (il principale centro abitato delle isole Galapagos) dove avremmo soggiornato per altri tre giorni. Ma questo sarà l’oggetto di un altro post.


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