Puerto Ayora

Leoni marini e iguane in giro per la città

Dopo la crociera lungo la rotta nord-ovest delle Galapagos, lunedì 14 agosto 2017 con un pulmino siamo arrivati nel centro di Puerto Ayora, il principhttp://wp.me/p8mNW9-84ale centro abitato dell’isola di Santa Cruz.

Per prima cosa abbiamo preso possesso delle nostre stanze nell’hotel Sol y Mar, in Av. Charles Darwin y Tomas De Berlanga, Puerto Ayora 200350. L’albergo è in una posizione molto comoda perché è sul lungomare, cioè sulla principale via dello shopping di Puerto Ayora. Il lato interno, invece, dà vista sul mare.

I tavoli per la colazione sono sotto un portico, nei pressi della piscina all’aperto, su una piccola terrazza che si affaccia sul mare. Il posto era carino; ma la cosa che ci ha colpito maggiormente è stato vedere un leone di marino seduto al posto di guida di un motoscafo ormeggiato di fronte alla piscina del nostro albergo. Nei cinque giorni precedenti avevamo visto centinaia di questi animali, ma nulla di paragonabile a vederlo seduto, tutto impettito, sul sedile di un motoscafo in mezzo ad un porto commerciale.

Nei giorni successivi, ho peraltro potuto verificare la fondatezza di quanto riportato dalle Lonely Planet, e cioè che la piscina e il ristorante sono stati presi come dimora dalle iguane marine, che “prendono il sole con gli ospiti sulla terrazza e camminano ai loro piedi mentre fanno la prima colazione”.

Sistemate le valige siamo andati a pranzo in un ristorante (El Chocolate) di fronte a un piccolo mercato del pesce. Sono stati sufficienti pochi istanti per capire che il piccolissimo mercato del pesce sarebbe stata una delle esperienze maggiormente interessanti dell’intera vacanza. Infatti, c’erano decine di pellicani che aspettavano i resti del pesce dalle mani dei pescatori; c’erano aragoste vive grandi quasi mezzo metro pronte per essere acquistate per $ 20 dollari al pezzo; ma soprattutto, dietro al bancone, c’era un leone marino ormai perfettamente addomesticato che “scondinzolava” come farebbe un cane in Italia.

Il giorno successivo, abbiamo trovato un leone marino sdraiato sulla panchina del porto turistico, e un altro sdraiato a bordo della piscina del nostro albergo

Vista la particolarità del luogo, e alla luce di quanto sopra, diventa forse superfluo stupirsi della presenza di iguane marine lungo il marciapiede della principale strada di Puerto Ayora.

Stazione scientifica Charles Darwin e Lonesome George

Dopo pranzo siamo andati a visitare la stazione scientifica Darwin. Anticipo che per l’intera escursione un paio d’ore sono più che sufficienti.

Dal centro di Puerto Ayora si raggiunge con una camminata di 15 minuti lungo una strada di negozietti di souvenir e agenzie di viaggio.

Nella stazione scienziati da tutto il mondo lavorano su ricerca e conservazione degli ecosistemi marini e terrestri delle Galapagos. La stazione ha come obiettivi la conduzione di ricerca scientifica ed educazione ambientale per la salvaguardia delle isole Galapagos. Ha un gruppo di più di un centinaio di scienziati, educatori, volontari, studenti ricercatori e staff di supporto da tutto il mondo.

Per il turista la stazione è l’occasione, innanzitutto, per fare una passeggiata lungo sentieri in un bell’ambiente naturale, circondati da mangrovie, cactus, e altre piante endemiche.

In secondo luogo, l’escursione alla stazione scientifica Darwin è importante per farsi una cultura su questo meraviglioso arcipelago; infatti, il percorso turistico è ricco di pannelli illustrativi delle peculiarità ambientali e faunistiche delle Galapagos, della vita e della teoria evoluzionistica di Darwin, delle caratteristiche delle tartarughe giganti. C’è anche un vero e proprio museo. Sotto questo profilo, per noi la visita della stazione è stata un ripasso di cose che avevamo già sentito durante la crociera.

Tuttavia, la cosa che maggiormente mi è piaciuta della visita è stata la possibilità di vedere centinaia di tartarughe giganti sotto il sole, potendole così apprezzare in modo più compiuto rispetto a quanto fatto in precedenza, cioè sotto la pioggerillina costante della Reserva de Tortugas de las Tierras Altas.

Infatti, una delle attività di maggior rilievo della stazione è quello di allevare le testuggini raccolte nelle varie isole dell’arcipelago fino a quando non sono sufficientemente autonome per sopravvivere in autonomia. Nella stazione ci sono perfino le incubatrici. Quando le tartarughe raggiungono la dovuta maturità, vengono riportate nelle loro isole di origine. Il visitatore ha quindi la possibilità di ammirare le tartarughe di tutte le dimensioni ed età.

Grande enfasi è stata data al padiglione che ospita il Lonesome George (George il Solitario), che ora sembra essere quasi la principale attrazione turistica della stazione, con accessi scaglionati e conseguente coda per accedervi. Precisamente, nel padiglione c’è una testuggine imbalsamata (il Lonesome George, appunto) che acquista rilevanza solo laddove si conosca per intero la sua storia.

Come riporta Wikipedia, George il Solitario “è stato un esemplare maschio di Chelonoidis abingdonii, una specie di testuggine insediata nell’isola di Pinta, una delle più piccole e isolate dell’arcipelago delle Galápagos. È noto per essere stato l’ultimo rappresentante vivente di quella specie, ritenuta addirittura estinta prima del suo ritrovamento, diventando di conseguenza un simbolo della lotta per la conservazione dell’ecosistema dell’arcipelago. Dopo svariati tentativi, mai andati a buon fine, di farlo accoppiare con femmine di altre specie prossime per generare esemplari ibridi che conservassero anche solo in parte i geni di Chelonoisis abingdonii, venne trovato morto nel 2012 (a un’età di circa 100 anni), sancendo così l’estinzione della specie”.

Tour della baia e Las Grietas

Martedì 15 agosto abbiamo fatto il “tour de bahía”, cioè un’escursione una gita in motoscafo verso il Canal de Tiburones (per osservare gli squali e altra avifauna), il Canal del Amor, la Bahía de Franklin, la Playa de los Perros, e Las Grietas.

La circostanza più memorabile della mattinata è stata l’attesa dell’imbarcazione che ci avrebbe portato a fare il giro, dato che sulla panchina del molo abbiamo trovato un grosso leone marino che stava dormendo ignaro dei turisti che, divertiti, gli scattavano foto.

Il tour si fa con un motoscafo che ospita circa 15 persone, compreso capitano e guida naturalistica messa a disposizione dal parco. Ci era stato assicurato che la barca sarebbe stata munita di fondo di vetro per poter ammirare la fauna marina. Per una coppia di turisti canadesi, il fondo di vetro della barca era stato il motivo principale per comprare il tour. E’ quindi comprensibile il loro disappunto quando abbiamo potuto constatare che l’osservazione dei pesci è stato un aspetto limitatissimo del giro dato che è durato pochi minuti, il vetro aveva una superfice assai piccola, e per giunta assai sporca.

Il tour della baia dura circa 4 ore. Si visitano diversi luoghi di interesse faunistico e naturalistico ubicati nel golfo di Puerto Ayora, alterando 10-15 minuti di navigazione con brevi escursioni a piedi. I posti sono oggettivamente molto belli, ma dopo 4 giorni di crociera nei posti più isolati e selvaggi delle Galapagos, per noi è stato come mangiare un (ottimo) brodo dopo un pranzo di nozze.

Mi è piaciuta la Playa de los Perros, che si raggiunge con una camminata di circa 15 minuti dal punto di sbarco, attraverso la vegetazione (in inverno arida) di questo tratto di isola. La Playa è il punto più estremo di un promontorio; i turisti canadesi hanno scattato centinaia di foto; io mi sono fermato ad osservare il mare infrangersi sugli scogli; i miei figli a giocare con la sabbia; i miei genitori a cercare granchi giganti e iguane marine.

Lungo il sentiero si incontra il Canal de Tiburones (in italiano: canale degli squali). Da un view point la guida ci ha indicato delle macchie scure nell’acqua torbida assicurandoci che erano squali delle Galapagos. Niente di eccezionale: noi eravamo contenti solo perché l’avvistamento ci avrebbe permesso di aggiungere un flag sulla lista degli animali incontrati durante il viaggio.

La località di maggior interesse visitata durante il tour de bahia è stata Las Grietas, che può definirsi come un canyon profondo una decina di metri nel cui fondo scorre un canale balneabile lungo un centinaio di metri.

Las Grietas si raggiunge con una passeggiata di circa 15 minuti dal punto di sbarco, costeggiando una bellissima salina di colore rosa.

Essendo Las Grietas uno dei due posti di Puerto Ayora visitabili senza guida naturalistica, ci hanno detto che è sempre pieno di gente. Noi ci siamo arrivati verso le 11.15 e possiamo confermare che vi era abbastanza gente che faceva il bagno sul fondo del canyon. Nella mezz’ora che avevamo a disposizione noi non siamo entrati in acqua, ma abbiamo percorso l’intero sentiero che costeggia il bordo superiore del canyon, dato che eravamo un po’ disorientati da quello che per noi era inusuale sovraffollamento (ci saranno state 30 persone), e perchè volevamo esplorare i dintorni.

Alla luce dell’esperienza fatta, Las Grietas è un posto da visitare nuovamente. Tuttavia, il consiglio è di tornare in modo autonomo (cioè senza guida) e non solo per risparmiare qualche dollaro, ma soprattutto per potervici dedicare una mezza giornata. Nel canale ci sono abbastanza pesci e l’acqua è limpida: è quindi opportuno portare maschera e boccaglio.

Tortuga Bay

La località turistica di maggior interesse di Puerto Ayora è Tortuga Bay. Un ragazzo del luogo ci ha detto che secondo lui è la spiaggia migliore di tutto l’arcipelago (e forse non aveva torto).

Questa è una bellissima spiaggia di sabbia bianca visitabile senza guida turistica (l’altra è Las Grietas).

Si raggiunge dal centro di Puerto Ayora con una camminata di circa 45 minuti lungo un sentiero lastricato di pietra che attraversa la foresta dell’isola.

Finito il sentiero, quando lo sguardo si alza e si vede la spiaggia, si prova una certa emozione: Tortuga Bay è una spiaggia di sabbia bianca, incontaminata e senza strutture e servizi di alcun tipo; è lunga 2.400 metri e in alcuni punti larga forse 10 metri. Noi siamo arrivati nel tardo pomeriggio, quando aveva da poco finito di piovigginare; la spiaggia era completamente deserta, ed essendo la sabbia bagnata, aveva assunto una colorazione rosa.

I bambini si sono messi a correre sul bagnasciuga; tutti noi provavamo una magnifica sensazione di libertà. Non si poteva fare il bagno a causa delle onde e delle correnti.

Abbiamo percorso la spiaggia per tutta la sua lunghezza. All’estremità opposta al sentiero che giunge dal centro abitato c’è una foresta di mangrovie. E come in tutte le favole, dopo pochi passi abbiamo scoperto che la foresta nasconde una laguna con acqua poco profonda e calma: un piccolo paradiso terrestre che è l’ideale per fare il bagno in sicurezza.

Abbiamo tutti fatto il bagno, ma dopo mezz’ora è venuto il guardiaparco invitandoci ad uscire dall’acqua per tornare a Puerto Ayora, atteso che la spiaggia alle 18 chiude.

Mentre stavamo percorrendo a ritroso gli oltre 2 km della spiaggia principale, mio padre ha avvistato una piccola macchia scura sulla sabbia: si trattava di una tartarughina di pochi centimetri di lunghezza che stava (con molta fatica) cercando di raggiungere il mare. Abbiamo così appurato in prima persona che il nome della spiaggia (Tortuga Bay-Spiaggia delle Tartarughe) è più appropriato che mai.

Durante la lunga camminata verso l’albergo pensavo che mi sarebbe piaciuto fermarmi almeno un giorno in più per fare un poco di spiaggia a Tortuga Bay. Infatti, alle isole Galapagos non si va per fare spiaggia e mare; ma una giornata di spiaggia non guasterebbe affatto; anzi, sarebbe la ciliegina sulla torta di una magnifica vacanza.

Rientro a Guayaquil

Mercoledì 16 agosto abbiamo preso il volo per tornare a Guayaquil.


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