Cosa vedere nelle Foreste Casentinesi

1. Trekking immersi nella natura

Le Foreste Casentinesi (la cui denominazione ufficiale è Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna) si trovano nell’Appennino, grosso modo all’altezza di Riccione – San Marino. Le Foreste sono metà in territorio romagnolo, e per metà in quello toscano.

Il principale motivo per visitare queste foreste è la natura, e in particolare la sua vegetazione. Non a caso, l’UNESCO ha inserito la Riserva naturale Sasso Fratino e le faggete vetuste ricomprese nel perimetro del Parco nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

Pertanto, in pole position tra le attrazioni delle Foreste Casentinesi ci sono i suoi meravigliosi sentieri tra i boschi, ideale per fare trekking.

C’è una rete molto sviluppata di sentieri che, secondo il sito ufficiale del Parco, ha una lunghezza complessiva di oltre 600 km di sentieri.

La quota non eccessiva delle montagne (massimo 1.300-1.500 mslm) e la felice latitudine nel centro Italia offrono molteplici possibilità escursionistiche in tutte le stagioni, compreso nell’autunno avanzato (cosa ad esempio più difficile nelle montagne del Nord). Vi è poi un’ampia scelta di percorsi, anche ad anello (in cui il luogo di partenza e di arrivo coincidono), con lunghezze e difficoltà per tutti i gusti.

E’ impossibile elencare tutti i sentieri, anche perché bisognerebbe distinguerli a seconda del punto di partenza e della difficoltà. Tuttavia, questo sito vuole rappresentare una guida concreta per chi sta programmando una gita nelle Foreste Casentinesi e, pertanto, nella pagina dedicata si vogliono fornire alcune segnalazioni concrete di escursioni.

2. Ammirare il foliage

La particolarità della zona, e che la rende famosa in tutta Italia, è che viene comunemente considerata come uno dei luoghi migliori per ammirare il foliage, cioè la variazione del colore delle foglie degli alberi tipica del periodo autunnale, per cui si passa dal verde al giallo e alle diverse gradazioni del rosso.

Vista l’importanza dell’argomento, abbiamo dedicato una pagina ad hoc.

3. Monastero di Camaldoli e l’Antica Farmacia

Il Monastero di Camaldoli si trova nel comune di Poppi, in Provincia di Arezzo. Il Monastero a 818 metri sul livello del mare ed è situato in un luogo fantastico, circondato da boschi a circa 30 minuti di auto dal centro di Poppi. Nei pressi del Monastero ci sono solo un campeggio, una locanda e un paio di ristoranti, oltre ad un punto informativo dei carabinieri forestali.

Da visitare ci sono la chiesa, il chiostro, la foresteria e soprattutto l’Antica Farmacia; in quest’ultima si possono, da un lato, vedere gli antichi arredi e attrezzature usate dai monaci camaldolesi; dall’altro lato, comprare prodotti per la cura del corpo, tisane, miele e creme spalmabili.

Per un approfondimento sul Monastero e le escursioni nei dintorni, consigliamo di proseguire su questo link.

4. Eremo di Camaldoli

Ancora più interessante del Monastero, è l’Eremo di Camaldoli, che si trova a 1100 mslm nel cuore delle Foreste Casentinesi.

L’Eremo di Camaldoli fu fondato nel 1025 da San Romualdo per vivere da eremita nel cuore dell’Appennino tosco-romagnolo.

Oggi merita una visita non solo per la bellezza della natura circostante, ma perché durante una visita guidata gratuita è possibile entrare in contatto (seppur superficiale) con la vita monastica dei monaci camaldolesi.

Per un approfondimento sull’Eremo di Camaldoli, la sua offerta turistica e relative indicazioni logistiche, clicca qui.

5. Poppi e Castello dei Conti Guidi

Poppi si trova in provincia di Arezzo (Toscana) ed è inserito nell’elenco dei borghi più belli d’Italia. E’ forse il migliore tra i paesi del Casentino, e merita una visita.

La parte più interessante per il turista è quella più antica, sulla rocca che sovrasta la valle. Si può fare una passeggiata tra i palazzi signorili e recarsi nei view point per ammirare in lontananza le Foreste Casentinesi.

Tuttavia, la cosa che assolutamente non si può perdere per chi si reca a Poppi è una visita al Castello dei Conto Guidi, di cui si hanno notizie fin dal X secolo (è rimasto in possesso della famiglia Guidi fino al 1440 quando, per il tradimento del Conte Francesco, passò alla Repubblica di Firenze ne fece la sede del Vicariato del Casentino).

Sono meritevoli di menzione sia l’esterno, soprattutto quando viene illuminato dalla sole che tramonta, sia l’interno. La visita (a pagamento), richiede circa un’ora; sono suggestivi nel cortile interno la scala del Turriani e i ballatoi in legno; sono inoltre meritevoli di menzione la biblioteca, il grande salone delle feste e le prigioni.

Per chi si sposta i camper, ai piedi della rocca c’è una area di sosta, comoda anche per il pernottamento, in Viale dei Pini (Coordinate: 43.72000, 11.76525), con possibilità di carico e scarico acqua. Il centro del borgo e il castello si raggiungono con una camminata di 5 minuti in salita.

6. Monte Penna

Sul sito web del Parco, c’è scritto che il Monte Penna è un “punto panoramico sulla sottostante foresta della Lama e su gran parte delle valli che scendono verso la Romagna. Lo spettacolo dalla cima del monte è uno dei più suggestivi di tutto l’Appennino: a perdita d’occhio foreste secolari che alla fine di ottobre si animano di colori dalle tinte più varie che richiamano la grande diversità e ricchezza delle Foreste Casentinesi. Nelle giornate terse lo sguardo raggiunge la linea di costa adriatica e le colline romagnole, dal faentino al riminese”.

Il Monte Penna si raggiunge con una camminata di circa 45 minuti e, quindi, i dettagli dell’escursione sono indicati nell’apposito post. Mi sento però di confermare che è uno dei punti più interessanti delle Foreste Casentinesi, tanto da meritare una menzione specifica ed esplicita nella lista delle cose da vedere.

7. Giri in bici

Ci sono numerosi tracciati da fare in mountain bike; alcuni con una cartellonistica prestabilita. La prima impressione è che, salve eccezioni, si tratti di percorsi per atleti o, comunque, persone molto allenate.

Per il turista (e quindi non per il mtb biker) che voglia togliersi lo sfizio è senza’altro consigliabile il tracciato MTB 20, da Campingna a Cullacce. Infatti, si percorre una strada forestale in un bel bosco che è quasi tutta in piano; precisamente, ci sono piccole discese e salite, ma tutte pedalabili in quanto con un dislivello assai modesto. La strada forestale è lunga poco più di 5 km per cui, alla fine, tra andata e ritorno, si fa un giro di 11 km. Le biciclette mountain bike vengono noleggiate nel centro informazioni di Campiglia.

Cose da vedere la prossima volta

Da quanto letto su internet, le cose che sembrano avere maggiore interesse turistico e naturalistico delle Foreste Casentinesi, e che mi riservo di vedere/fare la prossima volta sono:

(i) Diga di Ridracoli. Sembrano interessanti: nell’abitato di Ridracoli, il ponte a schiena d’asino; il museo dedicato all’Acqua (“Idro”), con spazi e allestimenti interattivi; l’imponente diga costruita nel 1982 allo scopo di fornire energia e acqua ai comuni della pianura romagnola;

(ii) La cascata dell’Acquacheta. L’Acquacheta è un torrente che prima di raggiungere S.Benedetto in Alpe compie un salto di oltre 70 metri nell’omonima cascata. La cascata, descritta da Dante nel XVI canto dell’Inferno, si raggiunge solo attraverso una escursione di un paio d’ore; l’escursione, probabilmente, merita ancor più che non la cascata stessa.

(iii) La Lama. Il pianoro della Lama, è immerso nella porzione più naturale e integra delle Foreste Casentinesi. Sembrerebbe raggiungibile a piedi da Passo Fangacci o (a piedi o in bicicletta) attraverso una strada forestale di 20 chilometri che parte tra il Passo dei Mandrioli e Badia Prataglia.

(iv) La Verna. Sembrano interessanti: la rupe calcarea culminante nel Monte Penna – alla sommità delle cui pareti occidentali si affaccia la cittadella monastica; la foresta mista di grandi faggi e abeti bianchi che circonda il monastero, magari da percorrere con sentiero natura;

(v) Sarebbe, infine, interessante una esperienza spirituale nella comunità monastica di Camaldoli: ho letto che il Monastero e l’Eremo di Camaldoli accolgono quanti – uomini e donne, laici e religiosi, singoli, famiglie e gruppi – vogliano condividere qualche momento di esperienza umana e spirituale nella ricerca dell’incontro con Dio e con gli uomini e le donne del nostro tempo. Le modalità di accoglienza presenti all’Eremo e al Monastero di Camaldoli possono essere varie: a) periodi di condivisione dei ritmi della vita monastica, con la possibilità di partecipare alla preghiera liturgica ed, eventualmente, di colloqui personali; b) accoglienza nei tempi di Quaresima, Pasqua, Avvento e Natale per momenti di ritiro e di preghiera; c) vi è poi un programma ricco di proposte spirituali e culturali. Orbene, in futuro mi piacerebbe provare un’esperienza di meditazione nell’Eremo.

Se vuoi leggere questo articolo in cinese, clicca qui

 


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