Noa Noa di Gauguin

Noa Noa è un libretto di un centinaio di pagine con cui il celebre pittore francese Paul Gauguin descrive il suo soggiorno in Polinesia, definita come un Paradiso in Terra, dove la bellezza dei paesaggi e la sensualità dei corpi maori, liberati da ogni convenzione perbenista, diventano emblema di gioia e benessere.

Trattasi dell’autobiografia di Gauguin alla ricerca della vera essenza dell’uomo, per tornare a un mondo fatto di istinto, di genuinità, di ritmi naturali e di silenzi.

La sua principale guida è Teura, la tredicenne sposa tahitiana; egli dirà di lei

É entrata nella mia vita al momento giusto: più presto forse non l’avrei capita e, più tardi, sarebbe stato troppo tardi. Ora sento quanto l’amo e, grazie a lei, penetro finalmente misteri che fino a qui mi restavano ribelli. 

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Nella prima parte del libro si vede lo sforzo di Gauguin per fondersi con la civiltà Tahitiana. Per cercare un senso di appartenenza alle varie comunità che lo ospitano, egli va alla scoperta del profumo di questa terra (noa-noa significa appunto “che profuma”) attraverso escursioni nelle montagne e nella foresta tropicale, che dettagliatamente descrive.

Finalmente, dopo le iniziali difficoltà, l’Autore scrive che la “civiltà esce da me”, e riesce ad immedesimarsi con la serenità dei Mari del Sud.

Ogni giorno diventa migliore per me, ormai capisco abbastanza bene la lingua. I miei vicini […] mi considerano uno di loro. I miei piedi, sempre a contatto con i sassi, si sono induriti, familiarizzati con il suolo, e il corpo, quasi sempre nudo, sopporta ormai bene il sole. Poco a poco la civiltà esce da me. Comincio a pensare con semplicità, ad avere ormai solo un piccolo residuo di intolleranza per il prossimo, anzi ad amarlo. Godo di tutta la felicità della vita libera, umana ed animale. Sfuggo all’artificioso ed entro nella natura: con la certezza di un domani simile all’oggi, ugualmente libero e bello, la pace scende in me; la mia vita si svolge naturalmente e non ho più pensieri vani.

Sempre nella prima parte del libro, grande spazio viene dato alla descrizione di Tahiti, delle persone e dei loro costumi.

A Tahiti l’aria della foresta o del mare fortifica i polmoni, allarga le spalle e le anche, la ghiaia della spiaggia e i raggi del sole non risparmiano né uomini né donne. Queste fanno gli stessi lavori degli uomini, e questi hanno la stessa indolenza delle donne: qualcosa di virile è nelle donne e qualcosa di femminile è negli uomini. La rassomiglianza dei due sessi ne facilita i rapporti, che la continua nudità lascia assolutamente puri, eliminando dai costumi qualsiasi idea di sconosciuto, di misteriosi privilegi, di casi o di furti fortunati, quell’impronta sadica insomma e quei colori nascosti e furtivi che ha l’amore presso i civilizzati.

In particolare, meravigliosa è la descrizione delle serate nei Mari del Sud

La sera, ai piedi di fitti cespugli dominati dalla testa arruffata dei cocchi, ci si riunisce a gruppi, uomini, donne e bambini. Alcuni sono di Tahiti, altri di Tongas, altri ancora di Aorai o delle Marchesi. Il carnato compatto dei loro corpi si armonizza con il velluto del fogliame e dai loro petti ramati escono melodie vibranti che si attenuano all’urto con il tronco rugoso dei cocchi. La prima cantatrice comincia: come un uccello altero si libra rapida sulle vette della passione. L’acuto possente scende e risale planando come l’uccello, mentre le altre volano intorno alla stella come satelliti fedeli. Poi gli uomini con un grido barbarico, uno solo, concludono in accordo nella tonica. Sono i canti tahitiani, gli himene!

Significativa della serenità di questi popoli sono le righe che seguono, in cui viene raccontato l’approccio tahitiano ai problemi del quotidiano.

«Da qualche tempo diceva un vecchio – qua e là nel villaggio, si vedono case che cadono a pezzi, tetti fradici, sfondati, dai quali penetra l’acqua quando per caso piove. Perché? Tutti devono avere un riparo. Non mancano legno e foglie per rifare i tetti. Propongo di metterci a lavorare tutti insieme per qualche tempo per costruire capanne spaziose e solide al posto di quelle ormai divenute inabitabili. Daremo tutti una mano».

Tutti i presenti senza eccezione applaudirono.

«Bene».

E la proposta del vecchio fu votata all’unanimità.

Un popolo saggio, pensai quella sera.

Ma il giorno dopo, quando andai ad informarmi dell’inizio dei lavori stabiliti, dovetti constatare che nessuno vi pensava più. Alle mie domande rispondevano con vaghi ricordi che pure tracciavano significativi solchi in quelle vaste fronti sognatrici.

Mi allontanai assorto in pensieri contrastanti: avevano fatto bene ad applaudire alla proposta del vecchio e forse avevano anche fatto bene a non farne niente di ciò che aveva consigliato. Perché lavorare? Gli dei di Tahiti concedevano ai fedeli tutto il necessario. Domani? Forse! E domani comunque il sole si leverà come oggi, se reno e benefico. E indifferenza, leggerezza, o una filosofia più profonda. Guàrdati dal lusso, attento a non farsi contagiare con il pretesto della previdenza…!

Nella seconda parte del libro Gauguin si dilunga in una minuziosa ed invero, in alcune parti, addirittura sovrabbondante, descrizione della cultura cosmologica e religiosa della popolazione di Tahiti. Vengono quindi elencati tutti gli dei – con i loro ascendenti, discendenti, e caratteristiche – e vengono raccontate storie della mitologia Maori.

Nella ultima parte del lavoro l’Autore si dilunga altresì sulle ragioni che stanno alla base dell’infanticidio e dell’antropofagia, “barbaro costume al quale tanti altri popoli primitivi si sono sottomessi, e che dovevano affondare le sue ragioni in una qualche causa di ordine sociale e di interesse generale” (in estrema sintesi, secondo Gauguin si tratta della necessità di garantire un controllo demografico, reso ancora più importante dalla limitatezza del territorio isolano).

Il libretto si chiude con Gauguin che torna in Francia, richiamato in patria da importanti affari di famiglia. Il rammarico di questo addio si avverte nelle sue parole

Addio, terra ospitale, terra meravigliosa, patria di libertà e di bellezza! Parto con due anni di più, ringiovanito di venti, più barbaro anche di quando sono arrivato eppure più sapiente. Sì, i selvaggi hanno insegnato molte cose al vecchio civilizzato, molte cose, quegli ignoranti, della scienza del vivere e dell’arte di essere felici.

***

Per una biografia romanzata di Gaugain, il rinvio è obbligato al capolavoro di Maugham, La luna e i sei soldi, la cui recensione si trova in questo link.

Per tornare alla home page sulla lettera opere sulla Polinesia e i Mari del Sud, clicca qui.


2 risposte a "Noa Noa di Gauguin"

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